Buttiamola sul personale

C’è chi dice che dovrei scrivere di più in italiano… —No, non è vero: non lo dice nessuno; questo è solo un ridicolo (e piuttosto narcisista) ricorso letterario.

Comunque è certo che, per strano che sembri, da diversi anni a questa parte, l’italiano è la lingua che utilizzo di meno quando ho fra le mani una penna o una tastiera.

Se essere in grado di scrivere in quattro lingue mi rende poliglotta, non farlo abitualmente nella mia lingua materna rischiava di farmi sembrare snob.

Questo breve testo è quindi un tentativo di rimediare al problema prima che si converta in un torto imperdonabile.

Devo dire che scrivere mi è sempre piaciuto.
Quando avevo dodici anni, iniziai addirittura a mettere nero su bianco un improponibile romanzo che aveva come protagonisti una bambina —credo si chiamasse Lisa— e un cavallo.
Qualche anno dopo, un provvidenziale trasloco fece sparire quel manoscritto.

Questo imbarazzante ricordo mi ha fatto venire in mente un’amica d’infanzia: un’artista capace di combinare la sua passione per i cavalli con quella per la pittura, per dar vita a dei quadri, a mio parere, meravigliosi.

E così un’ispirazione improvvisa —per una volta nella mia lingua materna—, unita alla mia sempre viva passione per la scrittura, mi ha permesso di sentirmi in qualche modo più vicina alla mia vecchia —in senso buono, eh!— compagna di scuola.

E no, la mia amica non si chiama Lisa, e i quadri non li vende.
Se li tiene per se’ o, al massimo, li regala, soprattutto quando ha bisogno di liberare spazio in casa… 😉

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